Lionel Abrial

Identità sonore | Sotto cieli increspati
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Lionel Abrial

INLIMBO presenta per la prima volta a Brescia un silent-show.

Attraverso un QR code, decifrabile con qualsiasi smartphone, si accede al sito internet della mostra www.identitasonore.itnel quale si possono vedere tutte le informazioni relative all’evento, e dal giorno dell’inaugurazione si potrà accedere a tutti i dati delle opere esposte.

Si tratta di una mostra in cui ogni spettatore potrà godersi, intimamente isolato dal resto dei visitatori, grazie alle proprie cuffie (che troverà all’ingresso), una visione che si completa attraverso la musica.

Dopo tre anni di silenzio fotografico, Lionel Abrial torna con una nuova mostra in cui espone il suo ultimo lavoro realizzato con la generosità e la complicità di persone che secondo lui hanno saputo rappresentare il concetto di Identità [sonore], insieme a immagini estratte da un calderone infinito di possibilità intitolato Sotto cieli increspati.  

 

“Don't you wonder sometimes

'Bout sound and vision”

(David Bowie)

 

 

Ho conosciuto Lionel Abrial mentre stavo lavorando con apparecchiatura digitale e computer in piazza. Ovviamente sono diventato subito oggetto del suo interesse e in un attimo ero già tra i suoi modelli. Abrial ha un talento che non riesce a nascondere, tanto che se non dovesse pubblicare una fotografia al giorno, probabilmente ne morirebbe.

È un ottimo osservatore, sia che abbia l’apparecchio fotografico in mano o il cellulare (è uno dei pochi che lo usa con destrezza), sia nei meandri del web, dove scopre continuamente nuovi artisti dei quali fa tesoro.

Nonostante il passaporto francese, è da tempo bresciano dichiarato, avendo fatto sue le più comuni abitudini e tradizioni della città. Ma come un esploratore nel pieno del suo viaggio, si porta appresso la curiosità insaziabile per il reale che ad ogni istante si presenta davanti ai suoi occhi, come un macigno da decifrare e che spesso riesce a tradurre in fotografia. 

Come in un circolo vizioso queste immagini si moltiplicano nella sua testa e ad un certo punto sgorgano spontaneamente come un bisogno irrefrenabile di ricostruire nella realtà ciò che nella sua mente era già presente.

 

Di fronte ad IDENTITÀ [SONORE] ci si sente trasportati in una dimensione parallela.

Lionel sembra offrirci cartoline di un viaggio metafisico nelle quali lo spettatore si immerge immediatamente, quasi per rubare le sensazioni del soggetto ritratto, spettatore anch’esso, sospeso in un’estasi di fronte al proprio panorama. Questi personaggi sembrano essersi presi una pausa, impressionati davanti ad una visione fisica, ma soprattutto di fronte ad un infinito panorama interiore, come se fatalmente si fossero accorti di averne un estremo bisogno, noncuranti di quello che stavano facendo fino ad un attimo prima.

Come spettatori vittime di uno straniamento siamo trascinati a guardare quello spettacolo senza percepire la distanza, che si assottiglia fino a diventare inesistente, tra noi e la persona che realmente è stata ritratta. Siamo penetrati nell’opera e anche se non indossavamo quegl’abiti, possiamo dire con certezza di aver subìto, anche solo per un attimo, un’illuminazione.

 

Ogni viaggio ha un suo cielo da catturare. Ammirati lo si fotografa, rubandone un riflesso che l’immagine stampata non potrà mai restituire appieno.

L’occhio è abituato a decifrare immagini ininterrottamente, ma solo pochi istanti bastano a ricostruire una vita, alcune immagini residue: un distillato essenziale che permette al cervello di spiccare il volo pindarico che ricongiunge ogni fotogramma fino a ritrovarne una forma.

Lionel Abrial è sempre pronto a viaggiare e ricercare e le sue fotografie ne sono la testimonianza.

SOTTO CIELI INCRESPATI prosegue la sua interminabile ricerca dell’identità, il suo percorso, che mai giunge ad una meta. Essa non si visualizza in un risultato, bensì nell’interezza del proprio viaggio personale. Si fa di una ricerca il proprio viaggio. Inutile ricostruirne tutti i dettagli.

Le fotografie di Abrial lasciano infatti ampi spazi per respirare e soltanto l’intimo ascolto della sua musica suggerisce atmosfere che aiutano i nostri occhi a ricostruire i dettagli celati.

La musica non è di Lionel Abrial, eppure è profondamente intrecciata a questo viaggio; il viaggio invece è di Abrial, eppure sembra il mio.

Ad ognuno il suo viaggio, unico. Il viaggio è di tutti.

 

Alberto Petrò

 

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