Alejandro Rodríguez González

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Inlimbo - lab for the arts / Alejandro Rodríguez González

Alejandro Rodríguez González

IN/LIMBO ospita per la prima volta un artista internazionale, aprendo una finestra su Berlino, dove risiede il collettivo di artisti curato da Uwe Goldenstein, e di cui Rodríguez González fa parte.

Ex vicino di studio al Tacheles Arthouse (residenza artistica, fatiscente e fantastica, nel pieno centro della capitale tedesca, ormai definitivamente chiusa), Alejandro è stato mio complice di avventure, umori ed atmosfere che la sua elegante capacità espressiva ha tramutato in disegni, appunti e quadri ad olio.

Si tratta di opere spesso minuscole e minuziose, quasi che si dovesse scrutarle da vicino per scovarne il segreto che nascondono i personaggi rappresentati. Figure inquietanti in situazioni difficili da afferrare, in cui lo spazio attorno è soltanto una suggestione che permette allo spettatore di immaginare un seguito a quello che nell’opera sembra un racconto interrotto.

STANDBY è proprio questo momento di attesa e sospensione, in cui il silenzio inonda la scena ed è protagonista dei ritratti urbani, altrettanto perturbanti quanto i personaggi.

 

Alberto Petrò

 

 

La presenza del colore in un'opera d'arte spesso diventa un valore aggiunto perché il colore, la sfumatura, anche nell'uso più violento, con accostamenti audaci, conferiscono a un'opera un carattere estremamente più immediato. Non che l'uso del colore offra obiettivi più semplici da raggiungere, quello no.

Sicuramente l'assenza di colore, però, è una bella sfida: quando manca, automaticamente l'attenzione dello spettatore di un'opera si sposta sul dettaglio.

Il dettaglio è uno degli aspetti che caratterizzano l'arte di Alejandro Rodríguez González: dotato di uno straordinario virtuosismo tecnico, questo artista spagnolo si arma di matita, per lo più, e inizia un disegno perfetto, pulito, di una precisione maniacale. 

Ma solo fino a un certo punto: tutto d'un tratto, il lavoro che sta portando avanti sembra improvvisamente annoiarlo, pare proprio che Rodríguez González abbia un'altra visione che lo costringe ad abbandonare quella in cui si era immerso e staccarsene, spesso in modo piuttosto brusco.

Questo signore lascia dei pezzi incompiuti, in un disegno dotato di estrema precisione, con addirittura un titolo pronto a dare forma alla situazione. 

In ogni caso, nei disegni di Rodríguez González c'è una tale aria, una libertà così palpabile che anche chi guarda si ferma un po' di più e lascia partire l'immaginazione di fronte alle pieghe del corpo, alla profondità dei laghi, ai volti senza tempo, alle posture così insolite, notando anche le sporcature di matita ai margini del foglio in quasi tutte le opere, segno che svela la tecnica, l'artificio, l'urgenza di non abbandonare il lavoro, di non staccarsi di lì. Fino al break.

La produzione esposta va in due direzioni: il paesaggio e la figura umana. Il punto di maggior contatto tra questi due temi è sicuramente lo stand by: in tutti questi disegni esiste una sospensione, forse un'attesa, manca qualcosa o forse c'è e sta solo aspettando di entrare in scena, ma il disegno non è finito e non può essere concluso, la mancanza di qualcosa è tangibile, o forse è solo una scelta di infinito, o solo noia.

Non vediamo mai delle situazioni statiche e definite e particolarmente curiosa è la scelta dei protagonisti, sempre strani, sempre ai margini. 

I paesaggi sono infatti abbastanza universali, non presentano angoli riconoscibili o identificabili e in prevalenza sono urbani, con la presenza di auto, magazzini e interventi dell'uomo, ma senza figure umane, vengono solo evocate dal contesto.

Le persone sono straordinarie: hanno espressioni strane, laddove il viso c'è ed è stato completato. Sono spesso grasse, molto grasse, con uno sguardo fiero, anche ambiguo o ammiccante, con espressioni grottesche e occhi diretti. I gruppi di persone o le figure inserite in un paesaggio sono lì per dare spazio all'immaginazione, nell'attesa di passare dall'esame dei diversi occhi che vi si posano, per poi essere dimenticate e ritrovate. Evocano sempre situazioni assurde, non comuni, non decifrabili fino in fondo.

Il tutto sempre nell'enorme spazio ignoto, incompiuto, infinito.

 

Piera Cristiani

 

 

 

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